Nel settembre 1995 Michelotti espone alla Galleria d’arte La Scoletta di S. Zaccaria, a Venezia sotto l’egida del Centro d’arte G.B. Tiepolo di Udine, nella collettiva “Artisti italiani” assieme ad altri otto artisti appartenenti allo stesso Centro, con la presentazione del critico Paolo Rizzi che, nel pieghevole, così descrive l’opera di Michelotti: “La vastità del paesaggio coinvolge l’artista e si riflette sulla sensibilità dello spettatore. La natura svela la sua forza primaria. L’azzurro intenso d’una insenatura, due alberi rinsecchiti, la neve che si scioglie sull’altopiano, le montagne che si ergono solenni sullo sfondo: tutto è volto ad una puntuale dimensione pittorica, da cui emerge abilità tecnica, ma anche intensità del sentimento. La pittura come inno solenne alla natura”.
Paolo Rizzi
La vastità del paesaggio coinvolge l’artista e si riflette sulla sensibilità dello spettatore. La natura svela la sua forza primaria.
Orfango Campigli
Il colore oltre la forma è il grande protagonista dello splendore dell’immagine.
Sul settimanale di Venezia, Gente Veneta, così l’esposizione viene recensita da Orfango Campigli: “Ermanno Michelotti ci mostra stupendi paesaggi, solenni decantazioni della natura. Maestosi paesaggi montani, scogliere marine con vegetazioni e fioriture e crepe, alberi avvolti da atmosfere tempestose e vibranti squarci di luce. Il colore oltre la forma è il grande protagonista dello splendore dell’immagine”.
Gabriella Niero
Paesaggi limpidissimi dal colore denso e succoso.
La mostra viene recensita anche da Gabriella Niero sul mensile Archivio di Mantova, che descrive la pittura di Michelotti con queste parole: “Paesaggi limpidissimi dal colore denso e succoso, brillante per la ricchezza con la quale viene modulata la tavolozza. L’artista manipola le forme nei più studiati giochi di luce composti in pennellate ritmiche di grande suggestione, pure vibrazioni sentimentali”.
Paolo Rizzi
Questa sorta di trasposizione dal fisico allo spirituale è evidente in tutto il passaggio pittorico di Michelotti.
La prima Personale dell’artista risale al dicembre 1995, alla Galleria Tiepolo di Udine. L’esposizione viene presentata dal critico d’arte Paolo Rizzi, che nell’occasione definisce Michelotti “un artista che unisce sapienza tecnica e sensibilità nel solco di una limpidezza pittorica e concettuale”. “Le gradazioni dei toni molto sottili finiscono per creare una certa atmosfera – afferma Rizzi -, vaporosa, di trasparenze, per cui ciò che viene rappresentato, in un certo senso, viene anche trasfigurato, allude sempre a qualcos’altro. Allude a qualcosa che è al di là, al di sopra, che è fuori delle cose e che l’artista non rappresenta se non in via indiretta, attraverso i traslati…Questa sorta di trasposizione dal fisico allo spirituale, mi pare sia evidente in questa mostra e, vorrei dirlo, è evidente anche in tutto il passaggio pittorico di Michelotti…Questo oltrevedere, questo vedere di là è, in fondo, il punto finale della pittura…Ecco che allora il paesaggio non è più fisico, non più per i nostri occhi, ma un paesaggio per la nostra mente…E’ la scelta che il pittore ha fatto, è la scelta che Michelotti ci indica: una scelta, certo, di impianto tradizionale, ma basata sui valori…Basta questo per rendere importante, non solo esteticamente, non solo artisticamente, una mostra come questa…Di questo diamo atto ad un artista autentico, puro, vero: un artista che, come desidero io, crede più alla verità che alla bellezza”.
Natale Zaccuri
L’ordine delle cose e la delicatezza del sentimento s’innerbano felicemente in una resa pittorica di effetto.
La mostra viene recensita sul settimanale La Vita Cattolica dal critico Natale Zaccuri che inquadra Michelotti “nel filone naturalistico-espressivo colloquiale e genuino, dove l’ordine delle cose e la delicatezza del sentimento s’innerbano felicemente in una resa pittorica di effetto. I temi sono ora quelli del lavoro nei campi e della giostra delle stagioni, ora della campagna annichilita dalla neve fino alle sortite della primavera e al trionfare dei cromatismi dell’estate”.
Orfango Campigli
Nei suoi quadri, ogni immagine, raffigurando esaltanti scorci e paesaggi friulani, è sublimata dalla bellezza e dalla verità.
Nel febbraio del 1996 Michelotti espone per la prima volta a Venezia, nella sua seconda mostra personale, allestita alla Galleria S. Vidal-Ucai (Unione cattolica artisti italiani), sempre in collaborazione con il Centro d’arte “G. Tiepolo di Udine”.
E’ anche in questo caso Orfango Campigli a recensire la mostra sul settimanale Gente Veneta. Il critico sostiene che la pittura di Michelotti “ha molto in comune con i grandi maestri del passato e che l’artista, schivo dalle mode contemporanee, gelosamente ci propone come richiamo alle memorie storiche, come trionfo della tradizione. Nei suoi quadri, ogni immagine, raffigurando esaltanti scorci e paesaggi friulani, è sublimata dalla bellezza e dalla verità. Una verità che traspare assorta di luce e di mistero come un’ansia di purificazione dell’animo. Per poi vedere oltre….Michelotti, con questa sua pittura, ci parla della straordinaria bellezza della natura e della vita, e ce ne parla fieramente convinto, lasciando trasparire gli indistruttibili valori morali, ideali e spirituali”. “Noi, in queste tele dove il pennello ha cantato la poesia, ammiriamo con emozione la freschezza di un paesaggio carico di atmosfere deliziosamente trasparenti e vaporose”. “Ci troviamo di fronte ad immagini che emergono dalla limpidezza dei sentimenti dell’animo di Ermanno Michelotti”.
Gabriella Niero
L’armonia evidenzia la rara sensibilità nel cogliere ed accostare i particolari.
Sul mensile Archivio da Gabriella Niero evidenzia nelle opere esposte “una singolare ricerca interiore che va oltre il lato estetico delle cose: Ermanno Michelotti racconta l’anima e la purezza dell’ambiente, indaga con acume sensazioni visive del momento bloccando poi il flusso del tempo e trasformando l’illustrazione in “evocazione atemporale”; i suoi quadri hanno la solennità di un’immagine ottocentesca ed anche la freschezza cromatico-luministica del nostro tempo. La pennellata ordinata traccia un’orditura di toni dall’efficace accento vibrante, melodioso, che punta ad un effetto atmosferico dell’insieme; la luce è la grande protagonista, limpida, pulita, pura com’è l’intenzione pittorica dell’autore, incapace di piccole volgarità naturalistiche e di imprecisioni compositive. Dinnanzi alle anse dei ruscelli, ai lembi di periferia campagnola, a zone discoste tra piani verdi e soleggiati di una mattina primaverile o invernale, Michelotti riscopre gli elementi marginali che di solito sfuggono agli sguardi veloci e li valorizza attraverso il colore che è brillante; in esso avvertiamo l’idea intelligente della figurazione fatta più di materia che di rigoroso disegno – come le “macchiette” paesane – con la nascita di un’atmosfera sottilmente romantica rivelatrice delle segrete inclinazioni dell’anima”.
Gabriella Niero
Avvenire
Orfango Campigli
Un linguaggio pittorico ispirato ai grandi maestri del passato.
Nell’ottobre 1996 Michelotti approda a Parigi, esponendo nel foyer della Madeleine, nella collettiva “Artisti italiani contemporanei” organizzata dal centro d’arte G.B. Tiepolo di Udine.
L’esposizione viene recensita sia sul quotidiano Avvenire da Gabriella Niero e sul Secolo d’Italia da Orfango Campigli. “Ermanno Michelotti – scrive Niero – con maestria e abilità compositiva trasforma le suggestioni paesaggistiche in immagini sublimi in cui spicca la luce limpidissima ed i colori densi che si sciolgono nell’atmosfera. L’armonia evidenzia la rara sensibilità nel cogliere ed accostare i particolari”. “Michelotti – scrive invece Campigli – è presente a Parigi con alcune sue splendide opere che gravitano in un linguaggio pittorico ispirato ai grandi maestri del passato. Memorie storiche come trionfo della tradizione”.
Andrea Zuccolo
Notturni, illuminati da una quiete apparente.
Del gennaio 1997 è la Personale al Caffè San Marco di Cividale. In quell’occasione, Andrea Zuccolo così si esprime alla presentazione: “Le opere di Ermanno Michelotti mi paiono piuttosto notturni, illuminati da una quiete apparente, ma sempre frequentate ed esplorate da una meditazione”.
